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"Leggesi nelle antiche ordinanze del
Comune di Castelmagno che, pel buon ordine della festa di S. Magno.
e per ovviare agli inconvenienti che vi potessero accadere, specialmente
di risse, fu istituito un corpo o guardia di dodici uomini, detta
comunemente la Baìo od anche Badìa
di S. Magno
Fu sempre costume che a questo ufficio venissero
eletti uomini assennati e d'età provetta anzichè
no. Perciò l'esservi talvolta tra i membri della medesima
giovinotti di primo pelo, di spiriti bollenti, presto tratti fuor
di se dal fumo del vino, la è cosa del tutto contraria
al fine per cui fu istituito questo corpo."
Inizia con queste
parole il capitolo dedicato alla Baìo di
Castelmagno nel libro di Don Bernardino Galaverna, parroco a Castelmagno
verso la fine del 1800.
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In realtà la storia
della Baìo di Castelmagno e di quelle delle vallate
vicine parte da molto più lontano, molto probabilmente dall'epoca
medievale.
Infatti fin dal Medioevo, in moltissimi paesi italiani erano presenti
associazioni che avevano la prerogativa di organizzare, eseguire e controllare
lo svolgimento delle feste.
Per quanto riguarda la loro origine, non esiste una spiegazione unica
su cui tutti concordano.
Il termine "Abbadia", nella sua etimologia, significa riunione
di padri, dal siriaco "abba" cioè padre.
Sembra comunque probabile che le Baìes abbiano
avuto, forse, come modello l'organizzazione delle Abbazie ecclesiastiche
o delle compagnie religiose, da cui può essere derivato il nome
stesso di "abbadia", "abate".
Nelle nostre valli dove si è sempre parlato occitano il termine
ha subito alcune modifiche ed è diventato Abbaìa, Baìa,
Baìo, a seconda del luogo.
Compito principale delle Baìes era ed è
ancora, dove queste si sono conservate, l'organizzazione delle feste
pubbliche durante l'anno, con balli, banchetti e mascherate, specie
in occasione del Carnevale, del Calendimaggio, delle feste patronali.
Si è già accennato alla funzione di mantenimento e garanzia
dell'ordine pubblico che le Baìe esercitavano in occasione di
feste
e balli, specie attraverso
l'autorità dell'Abà. In queste occasioni si riunivano
sul luogo della festa molti giovani, provenienti anche dai paesi vicini;
la festa diventava così un'occasione di incontro e anche di approccio
con le ragazze in vista di possibili fidanzamenti, ma questo fatto spesso
e volentieri provocava anche tafferugli e litigi, diventava allora indispensabile
la presenza di qualcuno che garantisse un regolare svolgimento dei festeggiamenti.
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Era in fondo un
servizio di "polizia" reso alla comunità.
Il nome di Capitano della Gioventù, attribuito a volte
all'Abà e la presenza seppur simbolica di armi tra la Baìa,
testimoniano come probabilmente in molti casi questa compagnia
fosse una specie di guardia comunale, al servizio del paese in
caso di pericolo, di minaccia di invasione da parte di nemici
o di guerra.
La rievocazione della cacciata dei Saraceni, per esempio, da parte
della popolazione in rivolta, è un fatto che ritorna ancor
oggi, ogni cinque anni, nella Baìo di
San Peyre in Val Varaita.
La Baìa di Sambuco fu in passato una specie di milizia
comunale, che, durante le guerre dei secoli XVII XVIII rese utili
servizi alle truppe nazionali, specialmente a Cuneo, nel 1747.
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Verso la metà del
1600, nobiltà e autorità religiose, temendo che queste
Associazioni potessero creare tumulti e rivolte nella popolazione e
comprendendo che non avrebbero potuto distruggerle, cercarono di limitarne
i poteri, riconoscendo in parte i loro privilegi, ma tentando di trasformarli
ed adattarli alle esigenze dell'autorità superiore.
Come aveva fatto altre volte, la Chiesa, pur non ammettendo le feste
pagane, dovette tollerarle, limitandosi ad eliminare ciò che
era assolutamente intollerabile, sostituendo a volte la ricorrenza pagana
con nuove solennità cristiane.
Anche le Badie, dunque, subirono questa influenza e in certi casi diventarono
addirittura dei Priorati incaricati di festeggiare i Santi Patroni locali
100 e forse si collegarono, in molti luoghi, con le Confraternite religiose.
Le Badie cominciarono ad essere presentate persino come guardie armate,
ma al servizio della Chiesa contro le eresie calviniste, ugonotte e
valdesi, seguite alla Riforma protestante. In questa veste si sono conservate
le Baìe in Valle Maira e Val Grana, mentre in Val Varaita hanno
conservato il loro carattere laico.
LA
BAIA DI CASTELMAGNO
La
Baìo di Castelmagno, a parte rare eccezioni, ha una sola
uscita in occasione della festa patronale di San Magno, il 19 di Agosto
di ogni anno, storicamente dovrebbe essere formata da 12
componenti ed è guidata da un personaggio, l'Abà, che
esercita una certa influenza sul resto della compagnia.
Generalmente la composizione delle Baìe varia dai 12 ai 19 componenti,
come ad esempio quella di Sambuco.
Nel "Propositario
della Comunità" (Delibere, ordinati e verbali del Consiglio
Comunale) dal 1777 al 1792, presenti nell'Archivio Storico di Castelmagno,
si rintracciano le seguenti notizie relative alla Baìo.
Il Consiglio Comunale (all'epoca composto da tre consiglieri di cui
uno facente le funzioni di sindaco) stabiliva ogni anno, pochi giorni
prima della festa di San Magno (19 agosto), i nomi dei componenti la
Baìo (badia).
I verbali di "Stabilimento
degli Ufficiali della Baìo" per gli anni 1777,1778,1779,
riportano 16 nominativi
(11 gli effettivi) così distinti:
- 4 Ufficiali di cui
il primo è l'Abà, capitano del corpo, il secondo il Luogotenente
Abà,
il terzo il Sergente Abà, il quarto il Caporale
Abà
- 5 "Soggetti che sono nominati per componimento del corpo"
- 5 Soldati ("soldati da promuoversi");
- 1 Bombardiere (negli elenchi del 1777 e 1778)
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Si legge che i
soggetti prescelti ricevevano comunicazione dal messo comunale
con ordine di "eseguire gli opportuni
precetti della solita adunanza nella prossima Solennità
di S. Magno".
Confrontando gli elenchi che riportano nome e cognome e patrimonio
di ognuno dei soggetti prescelti, si osserva che, pur senza assoluto
rigore, veniva applicato un meccanismo di promozione a rotazione
per cui i "soggetti nominati per componimento
del corpo" di ogni anno, venivano "confermati"
in quello successivo come "Soldati" e in quello ancora
seguente come "Ufficiali".
In questo modo, molti se non tutti, avevano prima o poi l'onore
di far parte della Baìo.
Non è esplicitato invece il criterio di scelta dell'Abà,
il capitano.
Il Consiglio si preoccupava anche della divisa del corpo della
Baìo come dimostra un altro ordinato del
28 settembre 1791 in cui si delibera l'acquisto di quattro piume
"inservienti agli Officiali di detta
Badia".
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La divisa della Baìo
de Chastelmanh è caratterizzata dalla presenza di preziose e
colorate "levreés" (nastri colorati),
i quali , oltre ad essere posti in maniera da formare una croce sul
petto di tutti i componenti, vanno ad ornare anche le antiche alabarde
o picche, consistenti in una lunga asta di legno ferrata in punta. Altra
parte fondamentale della divisa è il vistoso cappello piumato,
da esso si evince la gerarchia dei componenti.
Gli ultimi entrati a far parte
della Baìo hanno sul cappello un pennacchio a forma
di cono, rosso nella parte superiore, bianco in mezzo e con la base
azzurra. Altri quattro lo portano con pennacchi di colar verde, con
un fiocco rosso nel mezzo.
Infine i pennacchi dei quattro più anziani è di color
rosso con una penna verde di forma allungata che, a forma di corona
attornia il cappello.Questi ultimi
sono detti Abà, parola che significa grande o capo, uno tra questi
viene eletto primo Abà, ossia primo capo e solamente questi avrà
il diritto di andare avanti e indietro col cappello in testa tra i banchi
della chiesa per mantenere libero il passaggio. La modalità di
elezione dell'Abbà e la durata della sua carica variano da zona
a zona.
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Generalmente il
primo Abà si distingue, oltre che per il colore del pennacchio,
anche per la maggiore quantità di ornamenti.Il
giorno della festa patronale di S. Magno, terminate le funzioni
religiose, la Baìo gira nove volte attorno
al Santuario, sotto il porticato, accompagnata da mogli, figli,
fidanzate, amici, pellegrini, turisti per caso e dalla banda,
che mette dura prova i polmoni
probabilmente al fine di
non esser posta in dimenticanza per la festa dell'anno seguente.
Dal canto loro, i Baiét, mettono invece a
dura prova il loro fegato ed equilibrio nello sfilare impettiti,
considerato che è consuetudine, al termine di ogni giro,
fare una piccola pausa ristoratrice a base di un buon bicchiere
di rosso
Verso l'imbrunire, finiti i giri, Baièt e
carovana al seguito, si dirigono verso casa o verso l'eventuale
festin programmato in qualche frazione, per tenersi addosso ancora
qualche ora la nobile divisa e finire in bellezza "la giornata
della Baìo".
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