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Occitania, dalle Alpi ai Pirenei
L'Occitania, compresa geograficamente tra le Alpi, i Pirenei, il Mediterraneo e l'Atlantico Francese, non ha mai costituito, nella suainterezza, uno stato unitario, ed è pertanto identificabile soltanto con criteri socio - linguistici.
L'Occitania pertanto non è uno stato né una regione, ma solo una parte del pianeta contraddistinta da una lingua comune.
Quando Dante Alighieri nel XIV secolo tentò una prima classificazione delle parlate romanze, prese come riferimento la particella che nelle varie lingue indicava l'affermazione: determinò così tre idiomi, la lingua del sì, l'italiano, la lingua dell'oil, oiltano o francese, e la lingua d'òc, l'occitano.

Òc deriva infatti dal latino hoc est, è questo, è così: il termine Occitania passò così ad indicare l'insieme delle regioni in cui si parlava la lingua d'òc.
La sua estensione è delimitata a nord da una linea ideale che unisce Bordeaux a Briançon e passa sensibilmente sopra Limoges, Clermont-Ferrand e Valence.Questa linea che ignora le frontiere statali attraversa le Alpi e abbraccia una dozzina di valli sul versanteitaliano, si allunga sulla costa Mediterranea da Mentone sinoalla Catalogna e entra appena nello stato spagnolo con la VaId'Aran, correndo sui Pirenei, tocca i Paesi Baschi e si tuffa nell'Oceano Atlantico.

Le regioni storiche dell'Occitania sono sette:

la Guascogna, con capoluogo Bordeaux, Bordeu, comprende anche la Val d'Aran spagnola;
la Linguadoca ha per capoluogo Montpellier, Montpelhièr; la Guiana Albi, Albi;
il Limosino Limoges, Lemòtges; l'Alvernia Clermont-Ferrand, Clarmont,
capoluogo della Provenza è Aix-de-Provence, Ais;
mentre quello del Delfinato, che comprende anche le valli italiane, è Valence, Valença


Le valli occitane d'Italia si estendono sulle tre province di Imperia, Cuneo e Torino, e sono ufficialmente dodici, benché il conto possa salire sino a quindici o sedici tenendo conto anche di alcune valli laterali formate dagli affluenti dei principali torrenti e fiumi.
Appartengono alla provincia ligure solo Olivetta San Michele e parte del territorio di Triora, per effetto di un'antica migrazione, Guardia Piemontese in Calabria; quattro sono le valli torinesi, mentre le altre sono comprese nella provincia di Cuneo.

Da sud verso nord, la piccola Occitania d'Italia si estende sul territorio cuneese dall'Alta Corsaglia alle valli Ellero, Pesio, Vermenagna, Gesso, Stura, Grana, Maira, Varaita e alla VaI Po con le laterali Bronda e Infernotto.

Proseguendo in territorio torinese, si aprono le valli Pellice, Chisone, Germanasca e la Valle di Oulx. In occitano, esse sono rispettivamente Auta Corsalha, Eller, Pés, Gés, Vermenanha, Estura, Grana, Maira, Varacha, Pò, Pelis, Cluson, detta anche Val de Pratjalats, e Germanasca, nota anche col nome di Val Sant Martin.

La Valle di Oulx, che corrisponde all'alta VaI Susa, il cui territorio occitano comincia da Chiomonte, è percorsa dalla Dora Riparia: il suo nome occitano è perciò Val Doira o Val d'Ols.

Ciò che accomuna questo grande insieme di persone è la LINGUA D'OC, parlata nella sua evoluzione storica, nelle sue varianti dialettali, in tutte le regioni succitate, nonostante le differenze economico - sociali tra le varie zone, ove città e campagne, pianura e montagna hanno in ogni caso coscienza di appartenere ad una comunità linguistica piuttosto omogenea.


Gli occitanisti si rifanno, per crearsi un precedente "istitutozionale", al 1213: in quell'anno anche se per pochi mesi, si formò infatti una confederazione pan-occitanica attorno al Conte di Barcellona (che era anche conte di Provenza oltre di Aragona), cui il conte di Tolosa e alcuni feudatari si sottomisero formaImente.

Mancavano però, nella confederazione, le terre aquitaniche mentre vi erano comprese tanto la Catalogna (che poteva, allora, essere considerata occitanica) quanto l'Aragona, che era invece etnicamente spagnola.

Ad ogni modo la sconfitta di Muret mise fine alla confederazione. Questo, naturalmente, non vuole affermare che non esista un territorio occitanico omogeneo, caratterizzato da una lingua ma anche da una cultura, una società
e un'economia originali: la nazione occitanica esiste, infatti, da quasi dieci secoli.
Proprio per questa ragione, l'Occitania costituisce il modello tipico di "nazione proibita" dell'Occidente europeo:
è la più "nazione" e, allo stesso tempo, la più "proibita" di tutte (dal corso storico degli eventi e da altre nazioni
più forti).

Formano dunque l'Occitania d'oggi, quelle regioni storiche dove è sorta e si è sviluppata la lingua d'òc.
E dove questa lingua o uno dei suoi dialetti, è tuttora parlata (sia pure da una minoranza) ed è, in ogni modo, compresa dalla maggioranza della popolazione. Non ne fanno invece parte quelle regioni (Saintonge e forse una porzione del Poitou) dove la lingua d'òc si è perduta a medioevo iniziato.
Mistral ha detto dei Provenzali che erano "gallo-romani e gentiluomini".
Che fossero e siano tuttora gentiluomini non ci sono dubbi; quanto a gallo-romani, prima che la Pax Romana s'instauri in Provenza e nel resto dell'Occitania, il territorio era già abitato da millenni.


Sin dal paleolitico è attestata una forte presenza umana in Occitania, in particolar modo in Aquitania, sulle rive della Dordogna, terra del celebre "uomo di Cro-Magnon" e delle grotte di Lascaux dalle splendide incisioni rupestri. Dal X secolo a.C. sul territorio s'insediano poi Liguri, Celti, Iberi, Greci e infine Romani.
Il popolo occitano è perciò di ceppo quanto mai vario, celto-ligure nel territorio che va dalle Alpi al Rodano,
celto-iberico dal Rodano alla Spagna, basco in Aquitania.

Le terre d'oc sembrano essere state sin dall'antichità il crocevia di decine di popoli in movimento che con le proprie particolari caratteristiche hanno contribuito a creare l'originalità dello spirito occitano.
La lingua d'oc si è formata dalle parlate locali Iberiche e Celto - Liguri latinizzate dalla conquista romana, e successivamente influenzate dalla presenza Visigota al sud-ovest e Burgunda altrove.
La civiltà occitana si sviluppò quindi nel medioevo, creando una raffinata cultura che condizionò tutta l'Europa, in particolare nella letteratura e nella musica. È a tutti ben noto, ad esempio, il tributo che la nascente cultura Italiana del XIII secolo, con Dante e la "Scuola del Dolce Stil Novo" deve ai Trovatori occitani, alla loro lirica, alla loro poetica.
L'apogeo fu raggiunto nel primo periodo Angioino, ma tutta questa ricchezza di pensiero e di cultura, allora egemone nel mondo occidentale, andrà a poco a poco indebolendosi già dopo la Crociata contro gli Albigesi (XIII secolo). Nel 1539, con l'editto di Villar -Cotteret, almeno a livello ufficiale, l'Occitano fu relegato al ruolo di dialetto locale, perdendo quella sua caratteristica precedente di lingua di cultura universalmente riconosciuta.
Dopo un breve risveglio nel XVI secolo, ci fu un notevole impulso nella valorizzazione degli aspetti culturali e linguistici sul finire del secolo scorso, ove emersero figure di notevole pregio, in primis Frederic Mistral, che ricevette nel 1904 il Nobel per la letteratura con un poema in Occitano/ Provenzale, "MIREIO". È la prima volta che un opera composta in una lingua nazionale non ufficiale ottiene un riconoscimento di siffatto valore.

Ne è merito anche alla nascente corrente del Felibrige, sviluppatasi negli anni precedenti in Francia del Sud, con caratterizzazioni alquanto borghesi ed intellettuali, ma che contribuì, in ogni caso, alla razionalizzazione e alla teorizzazione degli studi linguistici.
Da quel momento in poi, pur con la perdita d'intere generazioni di giovani nel periodo delle due guerre mondiali, e con lo spopolamento rurale-montano conseguente all'industrializzazione degli anni sessanta, è un crescere continuo della consapevolezza nelle genti Occitane di appartenere ad una nazione, almeno dal punto di vista linguistico.

Nascono così anche nelle valli occitaniche d'Italia movimenti politico - culturali che, richiamandosi apertamente all'esperienza d'oltralpe, mirano a ricreare una coscienza non più esclusivamente di mera conservazione della tradizione, ma volta invece al superamento della contrapposizione tra passato come portatore di valori ormai inattuali pur se positivi, e presente, in ogni caso indice di grande sviluppo ed inevitabile progresso.
"Auvergnat donc occitan..." ha detto di se nel 1972, Georges Pompidou il successore di De Gaulle, rivendicando con orgoglio la sua appartenenza a questa comunità che raccoglie regioni diverse (dall'Alvernia, alla Provenza, alle vallate occitane d'Italia) dotate tuttavia di una "impronta comune".




La Lingua Occitana


La croce Occitana


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