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Castelmagno, tra storia e leggenda...

"Lou Pertus d'la Patarassa"
(La grotta della Patarassa)
di Lucio Alciati


Lou Col des Crousettes - Colle delle Crocette

Non è difficile andare al Pertus d’la Patarassa:

Dal Santuario di San Magno, mt 1760, si prosegue sulla strada asfaltata che porta al Colle Fauniera (Colle dei Morti). Dopo alcune centinaia di metri si svolta a destra *palina* con indicazione Crocette-Tibert.

Poco dopo, si tralascia prima la pista sterrata di destra che porta ad un alpeggio e dopo pochi metri, al seguente bivio, si svolta a destra seguendo la pista forestale che conduce all'alpeggio Chastlar. *palina*

Dopo circa dieci minuti di cammino, sulla nostra sinistra, ci si immette lungo il sentiero che ci porterà al Colle Crocette mt 2183. *palina*

Dal colle, grazie alle utili indicazioni e tacche rosse, si scende per una ventina di minuti percorrendo uno stretto sentiero (immerso nei rododendri) piuttosto ripido e dalla traccia facilmente individuabile.
La grotta si trova sotto uno sperone roccioso abbastanza a valle, sulla sinistra, ed ha una profondità esplorabile di circa 10 metri.


Lou Pertus d’la Patarassa


Chi non ha mai sentito parlare del Pertus d’la Patarassa, detto anche Grotta del Ghiaccio, ubicato in quel di Castelmagno? Credo pochi.

Una cavità dove stranamente è sempre presente del ghiaccio, anche nei mesi più caldi dell’anno. E il ghiaccio non si trova nelle recondite e profonde viscere della montagna ma a pochi metri dall’entrata. Un fenomeno causato, forse, da particolari fredde correnti d’aria che insistono in quel antro o magari dalla sua particolare locazione.
La leggenda racconta che in quella grotta visse, tanto tempo fa, una giovane e bella ragazza vestita di soli stracci in segno di umiltà: da lì il nome in occitano di Patarassa (da pata = straccio).

Si narra, che questa fanciulla visse nel triste periodo medioevale della tragica inquisizione e che appartenesse a un gruppo di fuggiaschi (catari?) che fondò la mitica e bella Arbouna (Narbona).
Comunità che si insediò, originariamente, nella zona dei Casalas. Tuttavia lei era così pura che volle stabilirsi in quella grotta per vivere in completo ritiro spirituale aiutando, nel frattempo, i pellegrini e i viandanti che da lì passavano per andare all’antico villaggio di Castelmagno. Non solo: era pure un’ottima guaritrice e molti si recavano da lei per curare i propri malanni.
Purtroppo, un giorno, i soldati dell’inquisizione arrivarono anche in quei luoghi e cominciarono con le buone e soprattutto con le cattive a riconvertire al credo ufficiale la piccola e pacifica comunità di Narbona.

Malauguratamente la fama di quella gentile,che ormai tanti chiamavano, fata giunse alle orecchie del comandante del contingente militare e quando, questo, arrivò alla grotta per arrestarla fu colpito dalla sua fulgida e rara bellezza tanto che se ne invaghì follemente. Ma lei non gli si concesse perché era votata alla castità.
Per il rifiuto avuto, il comandante, diventò arrogante e furioso e volendola piegare ai suoi biechi desideri, schiavizzò tutti gli abitanti di quel luogo .
Obbligò quindi, uomini, donne, bambini e anziani ai lavori più massacranti e pericolosi e la dolce ragazza, sapendo che era lei la causa di tutta quella cattiveria, pianse talmente tanto finché morì .
Il buon Dio colpito dalla purezza e dalla sensibilità della fanciulla ghiacciò le sue lacrime a sua eterna memoria.
Infatti da allora, ancora ora,quel ghiaccio è lì, variando nelle dimensioni a seconda delle stagioni e delle annate, restando comunque testimone di quel grande dolore e della fredda insensibilità umana.

Il suo ricordo fu così intenso e la sua bontà così grande che quelle lacrime ghiacciate divennero ben presto e per molto tempo considerate benefiche tant‘è che la gente del luogo ebbe la consuetudine di prelevarne un poco per usarle nella cura di molte malattie. Tuttavia riusciva a guarire solo chi era puro di cuore e cioè i bambini.



Immagini di Guglielmo Mazzia  Lucio Alciati  Dario Donadio



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