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Strada ex militare per i Colli Esischie e Fauniera

La sua storia...



Tratto:

Campomolino - Santuario di San Magno

Un caso particolare: la strada fu progettata e costruita dal Corpo Reale del Genio Civile di Cuneo, e solo in un secondo tempo presa in carico dall'Amministrazione Militare. Con grande astuzia, l'amministrazione della ditta che aveva iniziato la strada, pretese che il contratto di proseguimento lavori fosse firmato dal ministero dei Lavori Pubblici e non dal Comando militare.
Fu una scelta vincente. La strada, oggi asfaltata, attraversa il comune di Castelmagno, composto da numerosi abitati sparsi tra i pascoli fino a raggiungere il maestoso Santuario di San Magno.

La storia di questa strada militare incomincia nel 1928 quando, per accontentare gli abitanti delle borgate Chiappi e Chiotti di Castelmagno che reclamavano da anni una comunicazione rotabile che fosse qualcosa di più di una mulattiera di difficile transito, il ministero dei Lavori pubblici ordinò e finanziò la costruzione della strada di collegamento da Campomolino al Santuario di San Magno.

I lavori, iniziati nell'autunno del 1929, procedettero regolarmente per il 1930 e il 1931, ma all'inizio del 1932 furono bloccati quando mancavano circa due chilometri di carreggiata. Il motivo era semplice:
erano terminati i fondi destinati alla costruzione della strada.
A sbloccare una situazione ormai in stato di stallo intervenne, nel 1934 il ministero della Guerra, che dichiarò la rotabile "di vitale importanza per la difesa della zona".
Venne incaricato un ufficiale del Genio di Cuneo affinché effettuasse un sopralluogo sulla strada e stilasse una relazione che evidenziasse quali lavori erano necessari per la trasformazione in carrellabile tipo C.
Per i lavori di completamento fu logicamente incaricata la stessa ditta che già aveva costruito la strada, vale a dire la Astori & Milanese, la quale però pretese che la direzione dei lavori e la contabilità fosse mantenuta dal Genio Civile:

"L'impresa Astori accetta di prendere i lavori solamente al patto di fare dirigere e contabilizzare i lavori al Genio Civile e di farli collaudare e pagare dal Genio Militare con modalità di collaudo e pagamento rimesse alle decisioni dell'autorità centrale".

Il cantiere fu riaperto il 26 settembre e la data di ultimazione della strada fu fissata per il 24 marzo 1936, essendo stati fissati in 180 i giorni utili per la consegna.
Il 29 agosto 1936
l'impresa chiese al Direttore dei Lavori la concessione di una proroga di 50 giorni sulla data di ultimazione a causa di un'eccezionale ondata di maltempo che per oltre un mese rallentò decisamente i lavori provocando fra l'altro frane e smottamenti che devastarono tratti di carreggiata già ultimata.

Il Genio Civile non
era inflessibile come quello militare; non solo il direttore dei lavori diede il benestare, ma la proroga richiesta fu caldeggiata addirittura dalla Direzione del Genio Civile che scrisse al ministero della Guerra assicurando che le cause del ritardo erano da ricercarsi esclusivamente nel perdurare del maltempo.

La storia narra altresì, che poco prima della frazione Chiotti, due sorelle per nulla contente del fatto che un loro prato venisse tagliato a metà dal tracciato della strada, si sdraiarono a terra per impedire il proseguimento dei lavori. Dopo essere state letteralmente spostate di peso a lato del prato in questione, per dimostrare tutto il loro sdegno verso l'accaduto, alzarono le loro gonne mostrando il sedere agli esterefatti addetti del cantiere presenti.
Gesto decisamente "poco usuale" e degno di nota vista l'epoca.
La pratica con la ditta Astori fu chiusa a tempo di record il 6 aprile 1938, giorno in cui il ministero della Guerra diede il benestare al pagamento del saldo finale all'impresa.

Nel 1940 la strada venne trasformata in secondaria a semplice transito e il tracciato in parte modificato.
Nel dopoguerra la manutenzione e la conservazione della strada, in teoria a carico dell'Amministrazione Militare, in quanto dichiarata essenziale per fini militari, fu curata dal comune di Castelmagno.
Solamente nel 1951 il Genio Militare contribuì alla manutenzione della strada inviando alcuni operai per lo sgombero di alcune piccole frane con relativo reinghiaiamento del tratto rovinato, per una spesa complessiva di 100.000 lire.
Fu però l'ultimo intervento dell'amministrazione militare.

La strada rimase sterrata fino a cavallo degli anni 66\67 quando l'allora rappresentante di minoranza Gianni De Matteis (nel 1970 diverrà poi Sindaco e vi rimarrà per una quindicina di anni) interessò alcuni suoi amici parlamentari i quali fecero giungere al Comune di Castelmagno 40 milioni di lire con i quali la strada in questione fu asfaltata da Campomolino fino al Santuario per mezzo della ditta Bramino.

Verso il finire degli anni 70, dopo un lungo iter burocratico, il tratto di strada viene dismessa dall'esercito e diventa comunale.
Da quel momento il comune di Castelmagno, grazie a una cospicua serie di contributi da parte della Regione Piemonte, inizia una lunga serie di lavori per scongiurare l'alto pericolo valanghe nel tratto Campomolino - Chiotti.


A partire dall'anno 1975 fino al 1980, a monte del tratto sopra citato, vengono realizzati 20.000 metri di terrazzamenti ed i paravalanghe di "Costa Drecha" e Nerone, il terzo in località "Barma dal Sop" verrà ultimato nell'estate 1985.
Nel frattempo il Comune di Castelmagno, vista l'importanza della strada, chiede all'amministrazione della Provincia
di Cuneo di prenderla in carico.
In attesa che l'iter burocratico della cessione andasse in porto i due enti decisero di dividersi equamente lo sgombero neve e la manutenzione. Nel 1989 il tratto di strada diventa interamente provinciale.

                 Il tracciato

La strada, asfaltata alla fine degli anni '60, incomincia a nord dell'abitato di Campomolino, sede del comune di Castelmagno, che aggira con una breve digressione verso il vallone di Narbona che costrinse i progettisti a prevedere un tornante, e prosegue a mezza costa sul versante sinistro del torrente Grana.

Dopo aver attraversato la frazione Neirone, il percorso guadagna quota grazie a due tornanti ravvicinati, passa di fianco alla chiesetta di San Bernardo
e raggiunge Chiotti.
La strada termina in prossimità della cappella di San Sebastiano in frazione Chiappi, punto in cui s'innesta
la San Magno-Valcavera.

Poco oltre Chiappi, su un ripiano che si raggiunge con una breve salita, si erge il grandioso Santuario di San Magno, eroe della Legione Tebea, protettore del bestiame, la cui festa, che richiama ogni anno moltissime persone, sì svolge il 19 agosto.



Tratto:

Santuario di San Magno - Colli Esischie - Fauniera - Valcavera

Incredibili incomprensioni fra differenti uffici militari, ritardi ingiustificati dei progettisti e grande indecisione del Comando Supremo, sono le principali cause del ritardo con cui iniziarono i lavori di costruzione della strada.
A farne le spese furono gli operai, costretti, per recuperare il tempo perduto,
a lavorare d'inverno, in condizioni al limite della sopravvivenza.
Un collaudatore assai pignolo e una curiosa diatriba fra un margaro del luogo e la ditta appaltatrice dei lavori completano la storia di questa strada che si snoda in un ambiente montano suggestivo e misterioso.



22 luglio 1938, negli uffici del Genio di Alessandria si lavora alacremente per valutare lo stato di avanzamento
lavori dell'anno in corso, relativi alla sistemazione viaria delle Alpi Occidentali. Si scopre che all'appello manca il progetto della grande strada di arroccamento della Val Grana. Viene immediatamente redatta una missiva in cui si richiede al distaccamento del Genio di Cuneo di trasmettere tale studio mancante.

2 agosto 1938. Il capo sezione del Genio di Cuneo, risponde che non ci sarebbe stato nessun progetto relativo
alla strada della Val Grana in quanto risultava che tale progetto era stato inserito fra i lavori da rimandare a successiva stagione.

10 agosto 1938. Il Comando di Alessandria riscrive a Cuneo facendo notare che è stato male interpretato il fascicolo del programma lavori.

La strada che deve essere rimandata è quella di arroccamento della Val Marmora: quella della Val Grana riveste carattere di massima urgenza.
17 agosto 1938. Il Capo sezione di Cuneo si convince di aver male interpretato il programma dei lavori e, dopo aver dato ordine ai suoi uomini di incominciare Immediatamente lo studio della strada, rassicura il Comando di Alessandria.

27 dicembre 1938. L'ufficiale compilatore completa, con circa tre mesi di ritardo, il progetto particolareggiato
della strada secondaria a semplice transito Colle Valcavera - San Magno.
Il progetto è, in linea generale, approvato dal Comando di Alessandria, e parte per Roma.
La gara di appalto è vinta dall'impresa Pozzo e inserita nella lista dei lavori da effettuarsi con la massima urgenza nella stagione lavorativa dell'anno 1939.

15 agosto 1939. Con incredibile e inspiegabile ritardo viene ufficialmente aperto il cantiere della Valcavera - San Magno.


Quando iniziano i primi scavi la stagione è però già avanzata e l'inverno, che non conosce la parola rinvio, alle porte: il 17 settembre arriva la prima nevicata e nei giorni seguenti la temperatura si abbassa bruscamente.

L'Amministrazione Militare, che vuole assolutamente recuperare il tempo perduto, non accorda il benestare alla sospensione dei lavori nonostante le proteste degli operai e qualche defezione da parte dei muratori civili assunti direttamente dall'impresa.

Diversa è la posizione degli operai cosiddetti militarizzati, e cioè coloro che erano stati assunti dall'Amministrazione Militare e "prestati" all'impresa che, dipendendo dal Comando del Genio, dovevano sottostare alla rigida disciplina militare.
Nonostante il caso di due operai colpiti da congelamento, gli ordini sono quelli di "proseguire i lavori".

29 settembre 1939. Delle difficoltà e degli stenti degli operai assunti nel "cantiere Valcavera" si interessa il priore di Castelmagno, don Giuseppe Maccagno che, impietosito dalla loro precaria situazione, scrive una preghiera al Capo Ufficio della Sezione staccata di Cuneo:
"Illustrissimo signor capitano, si sono rivolti a me cinque muratori della ditta Pozzo e precisamente Miu Luigi di anni 62, Clandoni Luigi di anni 61, Bulfoni Luigi di anni 56, Clevolini Battista di anni 56 e Marocutti Lino di anni 39, tutti della provincia di Udine, per domandare licenza di tornare ai loro paesi lasciando i lavori stradali e ciò per i seguenti motivi:
1. Sono sprovvisti di indumenti e non possono più resistere al freddo della stagione, ora che ha nevicato.
2. Non trovano nessun alloggio riscaldato in questi paraggi e le stalle sono inabitabili per difetto di pulizia.
3. Che intemperie della stagione li obbligano a desistere dal lavoro troppo sovente con spese non indifferenti in questi luoghi.
4. Dovendo stare senza latte il mattino e senza minestra il mezzogiorno la loro salute viene meno.
Fiduciosi che questi motivi siano sufficienti per ottenere dal Genio Militare il permesso di desistere dai lavori, ringraziano ed inviano rispettosi ossequi, ai quali unisco i miei personali.

Sacerdote Giuseppe Maccagno Priore di Sant'Anna di Castelmagno. 29/9/1939."


Finalmente, il 29 ottobre 1939, viene firmato l! verbale di sospensione dei lavori, dopo comunicazione dell'impresa al Genio di Cuneo che "la strada è ultimata e transitabile fino alla stazione di partenza della teleferica che stanno costruendo in località San Magno per Valcavera".

01 luglio 1940. I lavori riprendono inspiegabilmente in ritardo rispetto alla data prevista. Ma il 5 settembre 1940 la strada viene finalmente aperta al transito. Tutto finisce bene, allora? No, ovviamente.

Il 21 dicembre 1940, dalla scrivania dell' avvocato Collidà parte la seguente raccomandata, diretta alla ditta Pozzo:

"Il margaro Martini Magno,padre di undici figli, dei quali dieci viventi e di questi, due sotto le armi (2° Alpini) nella sua qualità di fittavolo delle alpi comunali di Castelmagno, denominate Foniera-Meniere-Fonerole, lamenta che la ditta Pozzo & Serrangeli, appaltatrice di una strada militare che li traversa, nel suo tortuoso percorso per superare i forti dislivelli, tutta l'alpe suddetta, abbia a causa dei lavori, resi completamente inutilizzabili la massima parte dei pascoli i quali poi rappresentano
l'unico motivo, anzi il solo contenuto economico dell'affittamento...
Egli non ha potuto fare:
In alcun conto delle alpi suddette, e ha dovuto provvedere altrimenti alla pastura del suo bestiame.
L' affittamento di dette alpi era di lire 9000 annue e così per due anni tale affittamento fu pagato senza alcun beneficio, ed inoltre il Martini dovette sostenere un'altra spesa non meno forte per provvedersi ad altra pastura.
Il Martini a mio mezzo chiede alla ditta la liquidazione amichevole di questo danno, o spera che la suddetta ditta vorrà accondiscendere a questa sua giusta e legittima domanda. In difetto dovrà provvedere altrimenti".

Il geometra Pozzo si dimostra sorpreso di tale lagnanza del pastore poiché:

"Il bestiame lo ha sempre tenuto al pascolo nella stagione del 1939 e del 1940 nella zona affittata dal comune di Castelmagno, zona che è attraversata dalla strada in oggetto per circa 4 km.
Lo stesso Martini ha sempre fornito ogni giorno all'impresa il latte che serviva per la colazione degli operai...
Non abbiamo mai ricevuto alcuna lagnanza dal Martini, il quale pur vedendo tutti i giorni sul lavoro il titolare o il rappresentante dell'impresa, non ha mai reclamato indennizzi per danni al pascolo".

L'impresario e il malgaro, in presenza dell'avvocato Collida, si accordano il 10 marzo 1941.
Non sappiamo però quale fu l'importo versato dal Pozzo al Martini.


Il 28 settembre 1957 lo Stato Maggiore dell'esercito Ufficio Infrastrutture, dispone lo stanziamento di 4.400.000 lire per l'esecuzione dei lavori di manutenzione delle strade 208-209 da Campomolino al Colle di Valcavera.
E' questo l'ultimo intervento finanziario di "spessore" dell'Autorità militare.

Da quel momento in poi ad occuparsi della manutenzione saltuaria della strada saranno la Provincia di Cuneo ed il comune di Castelmagno i quali, viste le ingenti spese per far fronte ai continui danni causati da intemperie e temporali sullo sterrato, ad inizio degli anni '80 presero la decisione di asfaltarla.

Nel 1985 attraverso gli stanziamenti di 100 milioni da parte della Provincia, 10 milioni della Comunità Montana Valle Grana e 5 milioni del Comune, attraverso la ditta Bramino di Caraglio, venne asfaltato il primo lotto di strada.

Nel frattempo, viste le continue sollecitazioni da parte del comune, i militari, ufficialmente sempre proprietari della strada, decidono di organizzare una serie di "campi di lavoro" da dedicare ad opere di manutenzione straordinaria sui tratti ancora sterrati.

Nell'autunno del 1990, con uno stanziamento di 300 milioni di lire della Provincia, 10 della Comunità Montana e 25 del Comune, il nastro di asfalto giunse al Colle d'Esischie, a fine Agosto del 1991, l'amministrazione provinciale concluse il collegamento, asfaltando il tratto che, passando per il Colle Fauniera giunge al Colle Valcavera.


Nel 1999 e nel 2003 sulla strada in questione transitò il Giro d'Italia, durante l'edizione del '99 lungo le sue salite si distinse Marco Pantani in cui onore venne successivamente posizionata la statua che tutt'oggi potete vedere sul colle.

Si può dire che quelli e gli immediatamente successivi, siano stati gli anni più radiosi per queste strade, poi a seguito dell'alluvione del 2008 si presenta un rapido declino.
La crisi finanziaria degli enti che se ne erano fino ad allora interessati diventa sempre più pesante e la strada praticamente abbandonata a se stessa.
Nell'estate del 2013, causa numerosi crolli, alcuni tratti vengono addirittura
chiusi al traffico poichè pericolosi.

A seguito di questo fatto e delle polemiche che ne scaturirono, i comuni di Demonte, Marmora, Canosio, Sambuco e Castelmagno, congiuntamente, chiesero all'Esercito Italiano (formalmente proprietario) la dismissione in loro favore di tutte le strade che collegavano le varie valli al Colle Fauniera.

Nel mese di luglio 2014, una cordata composta da Comune di Castelmagno, Unione Comuni valle Grana e Ass. sportiva "La Fausto Coppi" finanziano una
serie di opere che permettono la riapertura al traffico dell'intera strada.
Il 26 settembre 2014, la strada diventa ufficialmente comunale.
Presso il Comune di Cuneo viene controfirmato dai sindaci di Castelmagno e Demonte e dal Rappresentante dell'Amministrazione Militare, il "
Verbale di Consegna Definitiva" dei tronchi di strada:
Santuario di San Magno - Colle Fauniera e Colle Valcavera - Colle Fauniera.


Il tracciato

La strada è completamente asfaltata per cui è possibile percorrerla, nella stagione estiva, con qualsiasi automezzo.
Il tragitto San Magno-Colle Fauniera-Colle Valcavera incomincia nei pressi del maestoso Santuario di San Magno, supera con un ponte sul rio Siboulet, quindi si dirige decisamente verso l'alta Valle Grana.

La strada prosegue in gran parte a mezza costa, senza grandi opere d'arte, eccetto il doppio ponte sul torrente Grana e sul rio Passe al km 3,58 e un secondo ponte, molto suggestivo, sempre sul torrente Grana, al km 4,5.
Poco prima di raggiungere questo ponte si trova una fontana, eretta dall'impresa costruttrice nel 1940.
Oltrepassato il Km 8, s'incontra il bivio della ex militare che conduce al vicino Colle Esischie che collega la Valle Grana con la Valle Maira. Siamo ormai in vista del Colle Fauniera.

Da lì la strada prosegue nel desolato Vallone del Morti che percorre fino a raggiungere il Colle di Valcavera, dove si congiunge con la strada del Vallone dell'Arma proveniente da Demonte e con quella sterrata proveniente dal pianoro de La Bandia e dall'altopiano della Gardetta.





Il Colle Fauniera, il Colle del Mulo, il Vallone dei Morti
...e il fantomatico Colle dei Morti!




Alzi la mano chi non ha mai sentito parlare del Col del Mulo!

Tolto i bambini dell'asilo, credo nessuno. Però, è probabile che non tutti ne conoscano la storia.
Le origini di questo valico non sono per nulla chiare, secondo le cartografie militari d'inizio novecento, questo sarebbe quello posto sullo spartiacque delle valli Maira e Stura che unisce i comuni di Marmora e Sambuco, i dati storici indicano che sia stato costruito dall'amministrazione militare piemontese intorno al 1740, come segmento della Strada dei Cannoni o Napoleonica.
In quei tempi iniziava la guerra di successione d'Austria e, causa le giravolte sabaude nelle alleanze, il cuneese si ritrovò nel bel mezzo delle ritorsioni degli ex alleati franco-spagnoli. Urgeva quindi una via di comunicazione che collegasse le posizioni difensive della valle Varaita con quella delle Barricate della valle Stura di Demonte e che passasse attraverso la valle Maira.
Percorso per decenni da una mulattiera, venne interessato, all'inizio degli anni '40, da lavori del genio militare per costruzione di una carrozzabile, quindi in concomitanza con quelli che si stavano svolgendo sul versante di Castelmagno verso l'attuale Fauniera.
Questi lavori però non videro mai la conclusione e vennero interrotti a poche centinaia di metri dalla
vetta a causa dell'inizio degli eventi bellici del 1943.

Tutt'altra storia invece viene raccontata e documentata negli
Atti Ufficiali del Regno di Sardegna
(1720-1861) di cui il Piemonte faceva parte.


Ad esempio nel "Dizionario Corografico Universale… degli "Stati Sardi di Terraferma" si legge che:

La provincia di Cuneo… "Dal passo dell`Aren, la linea gittasi per la valle del Piz alla Stura e la varca rimpetto a Moraglione tra Pietraporzio che ritiene nel controllo e Sambuco che lascia al concentrico.
Da Moraglione, che include nel raggio, si dirige, seguendo le vette dell`OImo e di Val-covera, al Colle del Mulo, superato il quale mettesi in Val di Grana e costeggia il torrente fino a Castelmagno, tenendo nel controllo S. Anna col versante a sinistra e lasciando al concentrico le terre a destra."


La Valle Grana... "incomincia la Colle del Mulo di Castelmagno e si estende per circa 12 miglia fino a Caraglio, ove spiegasi in una pianura…"

Il Comune di Castelmagno... "facente parte del Mandamento di Valgrana… Sorge alla sommità della valle Grana. Il torrente Grana nasce appiè della balza di Fontenera, e ingrossato di molti rigagnoli irriga la valle a cui da il nome. Il comune è circondato da monti che comunicano colle valli di Stura e Magra. Alla loro estremità si eleva
il Colle del Mulo."

Ma di "Col del Mulo" non si parlava e scriveva solamente nei documenti dello "Stato Sardo", ma anche negli atti dei Comuni della valle Grana..

Già in data 11 novembre 1792, da Caraglio, il segretario comunale Giovan Battista Martini in una deliberazione comunale facente riferimento ai danni degli eventi bellici del 1744, ricordava:
"…che nella passata guerra le truppe nemiche occuparono il Colle denominato del Mulo posto nei limitrofi d'esso luogo di Castelmagno e delle due valli di Macra e di Stura e quindi saccheggiarono la parrocchia superiore del già detto luogo…".

Nel 1894 l'attento studioso di storia e tradizioni locali, nonché Parroco di Castelmagno, Don Bernardino Galaverna, nel suo libro "Cenni storici e tradizionali intorno a S.Magno Martire Tebeo ed al paese e Santuario di Castelmagno" già scriveva:
"… se più oltre si continuasse a seguire il corso del Grana, dopo due ore si giungerebbe la sua sorgente, sotto la balza detta Fontenera, e dopo circa un'altra ora si arriverebbe al nodo principale del Colle del Mulo, ove finisce il territorio di Castelmagno." Erano passati poco più di un centinaio di anni dai tragici eventi del 1744, ma nessun accenno alla presenza del Colle dei Morti.

Mentre in tempi più recenti, ne sono testimonianza le numerosissime cartoline, alcune ancora in bianco e nero, con la famosa frase di rito "Saluti dal Colle del Mulo".

Da rimarcare il fatto che, per ben oltre un secolo, con il nome Col del Mulo, per le genti delle valli, del Piemonte e della Liguria, non veniva inteso solamente l'attuale Fauniera, ma l'intero territorio di confluenza delle valli Stura, Maira e Grana.


Rimane da chiedersi come mai, nel passaggio tra il Regno di Sardegna e quello che poi sarà l'odierno stato Italiano,
i cartografi militari non trascrissero sulle cartine ufficiali tutte queste minuziose descrizioni e, nel caso in questione, denominassero come Colle del Mulo quello attualmente riportato su tutte le cartine e non quello rimasto nella memoria popolare… rimasto sulle cartine ufficiali "innominato".

E' altresì curioso il fatto che, gli stessi militari, definissero Colle del Mulo l'attuale Fauniera e non già quello riportato nelle "loro" cartine, lo testimonia il libro "Memorie di Caporal Maggiore" di Giulio Patrizia che , raccontando il suo "periodo di naja" dal 1938 al 1944 in provincia di Cuneo, ad un certo punto scrive:
"Luglio 1937:
Il '19 luglio si parte per i campi estivi: da Cuneo a Monterosso Grana. Passo la prima notte sotto la tenda: dormo benissimo in un bel letto fatto di paglia: ci eravamo accampati sotto gli alberi sulla riva sinistra del torrente Grana (a destra arrivando da Cuneo), poco prima del paese.
Il 20: marcia al Colle dell'Ortica nel vallone di S. Pietro e ritorno fino a Pradleves. Questa marcia per me ed altre reclute non abituate a camminare in montagna risulta molto faticosa.
Il 21 riposo a Pradleves. ll 22 si sale a Castelmagno, tratto non lungo e, già un po' allenato, mi sono stancato meno. Il 23 riposo a Castelmagno: un sole splendido e molti, specie i Toscani, approfittano per farsi la tintarella al sole (tanto da spelarsi bene le spalle!), non io però.
Il 24 da Castelmagno verso la Bandia, passando per i Colli del Mulo e Valcavera."


Come per "l'altro" Colle, anche questo rimase una mulattiera fino all'estate 1940
, epoca in cui questa viene sostituita da una carrozzabile, denominata Strada Militare 208, proveniente dal Santuario di Castelmagno e diretta al Colle di Valcavera.

Dopo aver consultato alcuni ex cartografi dell'Istituto Geografico Militare, si è giunti alla conclusione che la denominazione di passi o colli veniva genericamente assegnata dall'IGM se questi univano valli orografiche diverse o se cadevano sui confini di comuni diversi tra loro e ben separati a livello di amministrazione.
Quelli che univano due versanti della montagna, ma erano compresi sotto lo stesso Comune, non venivano nominati, in quanto l'eventuale denominazione competeva alle autorità comunali.

Detto ciò, è storia che, dopo la costruzione della nuova carrozzabile, né lo stato maggiore dell'esercito, né le amministrazioni comunali di Castelmagno e Demonte ebbero tempo di pensare in maniera ponderata al battesimo del luogo dal nome conteso, visto l'avvicinarsi della Grande guerra.

Di conseguenza, se la dicitura Colle dei Morti compare in qualche
Cartina commerciale a seguito degli anni '80, è solamente per iniziativa personale di qualche cartografo, che ha trattato in maniera superficiale informazioni errate.

Ufficialmente il Colle dei Morti non esiste e non è mai esistito, per questo motivo non compare in alcun atto e in alcuna Cartina Ufficiale di Comuni, Provincia e Regione Piemonte.

Ben chiara e documentata è invece la storia del Il Vallone dei Morti. Il suo nome è dovuto ai moltissimi soldati caduti nella guerra di successione austriaca, quando i franco-spagnoli, passando attraverso i piani della Bandia, oltrepassarono il Colle di Valcavera per dirigersi ad assediare Cuneo.
Era il 1744. Padroni della contea di Nizza, i franco-spagnoli, cui era stato ordinato di invadere il Piemonte, si avviarono il 22 luglio verso Demonte.
Il 6 Agosto, in uno scontro assai sanguinoso, avvenuto nel vallone a ridosso del Colle Valcavera, riuscirono a sfondare il tentativo di sbarramento operato dalle truppe piemontesi e occuparono le alture di Demonte.
Da qui l'appellativo Vallone dei Morti.

Questa  
Battaglia  è descritta in maniera molto dettagliata nel libro "La Valle Grana nei Secoli", di Don Maurizio Ristorto. Tra le varie cose, possiamo leggere:
"…Ancora oggi a Castelmagno si ricorda "il vallone dei morti" ove più aspro sarebbe stato il combattimento e più numerosi i caduti. Nella notte, il marchese Pallavicini di Frabosa, al comando delle truppe piemontesi, sia perché teme di non poter tenere la posizione sia perché gli mancano le munizioni, ordina la ritirata; i Francesi, avvicinatisi fino verso i nostri trinceramenti, non udendo alcun rumore, vi penetrano dentro e, trovatili sguerniti, allo spuntare del 18 si danno ad inseguire i Piemontesi ai quali fanno alcuni prigionieri.
A pagare lo scotto di quei combattimenti sono le frazioni Chiappi e Chiotti di Castelmagno che vengono saccheggiate dai Francesi; Il nemico non ardisce scendere per Valle Grana, ma tanto e il timore incusso nei paesani che il Comune di Valgrana decide d"inviare 15 guastatori a rompere la strada che da Castelmagno porta a Caraglio…"


Il comandante Della Piazza, temendo il peggio, lasciò a presidio del forte un migliaio di soldati, fece saltare il Ponte sull'Olla e col rimanente delle sue truppe ripiegò a Cuneo.
Il 9 Agosto assediarono la fortezza, che una settimana dopo si arrese. A distanza di un mese, il 9 Settembre, iniziò l'assalto alla fortezza di Cuneo.
L'assedio durò dal 13 settembre al 21 ottobre.
Durante esso i franco-spagnoli vinsero la battaglia di Madonna dell'Olmo (29-30 settembre), ma non riuscirono a espugnare la città e furono costretti ad abbandonare l'intento, ripiegando in Francia il 21 ottobre.


Qui si giunge al 1999, quando gli organizzatori del Giro d'Italia, trovandosi a che fare con l'enigma di un "doppio" Colle del Mulo ed un "fantomatico" colle dei morti, suggerito tramite qualche iniziativa peronale, preferirono andare sul sicuro e usufruire del nominativo della vicinissima Cima Fauniera per identificare anche il valico come protagonista della tappa.
Per dovere di cronaca, occorre rimarcare che tale toponimo è molto ricorrente in questa zona, infatti, oltre alla cima, a lato del colle vi sono l'Alpe e le Baite Fauniera e poco sotto di esso vi è la "Font Nièra" (Fonte Negra) luogo dove nasce il Grana.
Il potere della televisione, e probabilmente anche il successo della tappa per via delle epiche fughe di Pantani, ha fatto sì che da quel giorno, in tutta Italia e in mezzo mondo, il colle viene identificato come Il Fauniera.

Nel 2014, il nome Colle Fauniera, compare in maniera fondamentale nell'
Atto di Acquisizione dall'Esercito Italiano delle strade ex militari presenti sul loro territorio da parte dei Comuni di Demonte e Castelmagno.




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a cura di Ezio Donadio


Documenti e notizie tratte da:

Archivio Comune di Castelmagno
"Le Strade dei Cannoni" di Marco Boglione
Periodico "La Vous de Chastelmanh"
Centro Occitano di Cultura "D. Dalmastro"
"La Valle Grana nei Secoli" di Don Maurizio Ristorto
"Cenni storici e trad. intorno a S.Magno Martire Tebeo ed al paese e Sant. di Castelmagno"
di Don Bernardino Galaverna




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